NON SEI MAI ABBASTANZA?
“NON SONO MAI ABBASTANZA” E’ una voce interiore che plasma la nostra identità.
“Sei molto esigente con te stessa/o.”
“Hai uno sguardo severo su di te.”
Queste frasi, quando vengono pronunciate, spesso non sorprendono chi le riceve.
Anzi, talvolta vengono accolte come una conferma implicita di qualcosa che la persona sa già, ma che raramente nomina.
Esiste infatti una forma di severità interiore che non si manifesta con urla o drammi evidenti.
È una presenza costante…
Una tensione che accompagna i successi, che si infiltra nei momenti di riposo, che trasforma ogni risultato raggiunto in un nuovo punto di partenza.
In psicoanalisi questa istanza è stata descritta con grande precisione da Sigmund Freud con il nome di Super-Io: la struttura psichica che interiorizza norme, divieti, ideali, aspettative.
Nella sua funzione evoluta, il Super-Io rappresenta una conquista dello sviluppo.
Permette al bambino di integrare regole, di sviluppare coscienza morale, di differire l’impulso, di costruire coerenza interna.
È una funzione che sostiene la civiltà e la responsabilità.
Tuttavia, come spesso accade nello sviluppo umano, ciò che nasce come funzione regolativa può trasformarsi in rigidità.
Può irrigidirsi fino a diventare persecutorio. Ed è lì che la bussola si trasforma in tribunale.
La storia di Adriana (figura rappresentativa)
Adriana ha quarantacinque anni.
Dirige un’area in un’azienda internazionale, è considerata competente, affidabile, capace di tenere insieme persone e processi complessi. È una donna che molti definirebbero forte.
Quando entra in studio, non porta il linguaggio della sua leadership. Porta il linguaggio dell’insufficienza.
“Non sto facendo abbastanza.”
“Potrei fare di più.”
“Se mi rilasso, rischio di perdere tutto.”
Racconta settimane piene di riunioni, decisioni difficili, risultati ottenuti. Racconta una famiglia che funziona, figli seguiti, relazioni curate. Eppure, mentre parla, non c’è traccia di soddisfazione. C’è valutazione.
Se il suo superiore le dice:
“Il progetto è stato ben gestito, c’è solo un aspetto da migliorare”
Adriana non registra la prima parte della frase.
La sua attenzione si aggancia immediatamente alla parte migliorabile.
Si attiva una traduzione automatica:
“Hai sbagliato.”
“Non sei all’altezza.”
“Non puoi permetterti errori.”
La realtà esterna offre una valutazione complessa. La realtà interna la trasforma in giudizio identitario.
Adriana è cresciuta in una famiglia in cui l’amore non era assente, ma fortemente connesso al risultato.
I voti alti venivano celebrati.
L’impegno veniva riconosciuto.
La fragilità in certe situazioni, la vulnerabilità, invece, veniva rapidamente rassicurata e poi superata.
Non c’era cattiveria. C’era aspettativa del modello culturale in cui cresceva.
E l’aspettativa, per una bambina sensibile, può diventare imperativo.
Il bambino non interiorizza solo parole esplicite.
Interiorizza micro-espressioni, sospiri, tensioni non verbalizzate. Interiorizza il modo in cui l’adulto si rilassa o si irrigidisce davanti a un errore.
Così, lentamente, si costruisce una struttura interna che non si limita a orientare, ma pretende.
Nessuno le ha mai detto: “Non vali.” Eppure il messaggio implicito si è organizzato come:
“Vali quando fai bene.”
“Vali quando non deludi.”
“Vali quando superi lo standard.”
Il Super-Io rigido funziona attraverso un processo progressivo:
Interiorizza un messaggio. Lo assolutizza. Lo generalizza.
Lo trasforma in identità.
Un singolo episodio diventa una verità globale.
Un errore circoscritto diventa una definizione dell’essere.
Il contributo di M. Klein ha ampliato questa comprensione mostrando come parti interne negati e non accettati possano essere proiettate all’esterno, facendo percepire l’ambiente come più critico di quanto sia.
Adriana spesso descrive colleghi come giudicanti, anche quando le evidenze oggettive mostrano collaborazione e stima. Il suo giudice interno ( Super Io) amplifica ogni segnale neutro, trasformandolo in conferma di inadeguatezza.
La conseguenza è una vita guidata dalla prevenzione dell’errore, non dalla libertà di espressione.
L’effetto sul corpo e sulla leadership
Nel corpo di Adriana questa dinamica si manifesta come tensione costante nelle spalle, difficoltà a respirare profondamente, impossibilità a “lasciarsi andare” senza senso di colpa.
Non delega facilmente. Non celebra davvero i risultati.
Non sente mai di essere abbastanza quando raggiunge un obiettivo.
All’esterno è una leader efficace. All’interno vive sotto esame permanente.
Questa è una dinamica che incontro frequentemente nelle donne ad alta responsabilità: una forza reale, autentica, che però è sostenuta da una struttura interna inflessibile.
Una forza che nasce dalla paura di non essere sufficienti, più che dalla libertà di esprimere il proprio potere.
Il cambiamento non è mai avvenuto quando Adriana cambiava il comportamento o il pensiero. Io personalmente non l’ho vedo molto efficace: si ritorna ‘da capo’.
Il cambiamento avviene quando inizia a distinguere le voci:
“Questa frase è stata davvero detta?”
“Oppure è la mia struttura interna che la sta formulando?”
Questa separazione è un atto di consapevolezza profondo.
Non elimina il limite. Non riduce la responsabilità.
Restituisce proporzione.
Un feedback torna a essere un’informazione. Non una sentenza…
Un errore torna a essere un’esperienza. Non una definizione identitaria.
Col esempio di Adriana hi voluto rappresentare centinaia di donne e, sinceramente, meno uomini, che ho incontrato nel mio cammino professionale e personale.
Valore non è mai legato alla performance. Il tuo valore non è mai legato alla tua performance.
Inizia a tollerare l’imperfezione senza crollare senza sentirti meno. Inizia a respirare. Respira nella paura, respira nella tua ansia. Non scappare nella tua mente “noradrenalinica” che deve trovare soluzione ad ogni “attacco di ansia”.
Il Super-Io non viene distrutto. Viene trasformato.
Trasformato da giudice inflessibile nella guida autorevole.
Da tribunale interno evolve in una presenza capace di orientare senza umiliare.
Ed è in quel momento che la forza cambia qualità.
Non è più una corsa contro l’insufficienza, il ‘non abbastanza’.
È un movimento radicato nella presenza. Nella presenza della tua umanità e complessità tra i limiti e qualità uniche e naturali.
Se ti risuona mettiti una mano sul cuore e fai un bel respiro.
Non sei sola. Non sei solo.
Olga De Bacco
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