La pace costruita sul silenzio è fragile
A volte i conflitti sono necessari. Soprattutto con chi è importante per te. Importante per lavorare con serenità, per vivere insieme, per costruire una relazione di fiducia.
Quando cerchi di evitare ogni tensione, di mantenere la pace a tutti i costi, in realtà non stai difendendo la relazione — stai difendendo la paura: la paura di perdere, di ferire, di essere giudicato, di non essere abbastanza.
Ma la pace costruita sul silenzio è fragile. Sembra calma, ma dentro vibra di parole mai dette, di desideri soffocati, di rabbia non legitimata.
E prima o poi, ciò che hai taciuto comincia a parlare da solo: attraverso la distanza, la freddezza, il corpo si irrigidisce, il cuore che si chiude.
Il conflitto sano, invece, nasce dal coraggio di dire la verità del tuo vissuto senza distruggere l’altro, senza incolparlo. Semplicemente chiedere di ascoltarti.
Dire che cosa ti ha fatto male. È l’incontro tra due verità seggettive che cercano spazio per con-vivere nella diversità, per co-esistere nella differenza.
È il momento in cui smetti di fingere che tutto vada bene e ti concedi di essere reale, vivo, imperfetto.
Quando cerchi di evitare, in realtà ti allontani
Per evitare i conflitti, molto spesso le persone — forse anche tu — generalizzano, minimizzano, riducono ciò che è accaduto a una scusa o a una giustificazione:
“Non sono arrabbiato, ho fatto quello che potevo”, “Non è niente di grave”, “Stai esagerando”, ecc.
Eppure, per chi ascolta, questo può suonare come una svalutazione. Quando il dolore dell’altro viene ridotto o ignorato, qualcosa nella relazione si incrina.
Ogni svalutazione del dolore altrui porta distanza, raffredda il legame, spegne la fiducia.
Nel tentativo di non ferire, ti ritrovi ad allontanarti. Nel desiderio di non creare problemi, perdi la profondità della relazione.
E questa è la parte più pericolosa della paura del conflitto: porta alla compiacenza, che nasce dalla paura, oppure alla perdita di quella intesa e fiducia che una volta c’era.
Da dove nasce la paura del conflitto?
La paura del conflitto nasce spesso dalla paura di sentirti sbagliato, di non farcela, di non avere le forze per stare accanto al dolore dell’altro.
Dentro questa paura c’è un’antica ferita: la convinzione che, se l’altro soffre per te, tu sei colpevole, indegno, “cattivo”.
Viviamo in una cultura che separa il bene dal male, che associa l’errore alla colpa, e la colpa alla vergogna.
Così cresci imparando a difenderti, a giustificarti, a chiudere gli occhi pur di non sentirti “sbagliato”.
Ma in realtà è piu’ semplice accettare di aver sbagliato. Si può riconoscere che l’altro può essere ferito da te senza che questo significhi essere una persona sbagliata.
Puoi dire: “Sì, capisco che ti ho ferito, ma ho la forza di restare accanto e di riconoscere il tuo dolore. Perché per me sei importante, e non voglio fingere che non sia successo niente.”
Questo è il vero atto di coraggio. Questo è il di rispetto verso di te.
Accettare la tua imperfezione, accogliere la tua vulnerabilità, riconoscere la tua parte umana — quella che a volte sbaglia, che a volte inventa, che a volte evita, ma che può scegliere di restare, invece di scappare.
Quando impari a farlo, qualcosa dentro si allenta.
Non hai più bisogno di fingere, non hai più bisogno di nasconderti dietro la paura della colpa. Il corpo si rilassa e la mente si calma.
Puoi permetterti di essere umano e imperfetto, e proprio per questo — più vicino, più vero.
Solo così il conflitto diventa un ponte verso una relazione vera.
Solo così la relazione diventa autentica: non un rifugio dalla paura, ma un luogo dove la verità può respirare, dove due persone possono guardarsi negli occhi e dire: “Resto qui. Anche ora.”
- Ti succede di evitare un conflitto per paura di perdere la relazione, e poi accorgerti che quella distanza l’ha fatta perdere davvero?
- Oppure hai trascurato un conflitto per un tuo vantaggio e ora stai facendo finta che non è successo niente? Se vuoi scrivilo nei commenti: “si, mi è successo”. La consapevolezza condivisa sciogle l’ostacolo di accettare se stessi.
E’ un primo passo per tornare vivi.
Olga De Bacco

