IL PENSIERO VIVO
Spesso pensiamo di “riflettere” solo perché ripensiamo o giustifichiamo ciò che proviamo. Ma il vero pensiero è qualcosa di molto diverso.
Cerchero’ di spiegaremi meglio.
Spesso confondiamo il pensiero con altre attività mentali, come se riflettere fosse lo stesso che ruminare o giustificare ciò che sentiamo. Ma il vero pensiero nasce solo quando abbiamo il coraggio di distinguere tra ciò che ci appare meno minaccioso per il nostro sistema di valori e ciò che accade davvero.
Quando siamo intrappolati in un continuo “auto-assorbimento”, smarriamo questa distinzione.
Crediamo che ciò che sentiamo sia la verità assoluta.
Se abbiamo paura di approfondire o comprendere qualcosa, non possiamo neppure immaginare che la nostra paura possa nascondere aggressività.
Se proviamo soddisfazione per le nostre parole espresse, ci sembra impossibile che quelle stesse parole possano ferire o sminuire l’altro.
In questa trappola, confondiamo le emozioni – il nostro mondo soggettivo – con fatti universali.
È come vivere in un teatro interno, dove i ricordi più intensi – le nostre emozioni dominanti – diventano copioni fissi, ripetuti in ogni scena.
Invece di ampliare le risorse interne, diventiamo una “macchina” che ripete sempre le stesse battute.
E questa rigidità si legge nei nostri gesti, nelle parole che scegliamo, nelle risposte che diamo a ciò che ci suscita emozioni che non sappiamo elaborare davvero: risposte che non nascono dal pensiero generato o vivo, ma dalla ruminazione o da frasi fatte.
Eppure, la via d’uscita esiste. È la capacità di pensare.
Pensare davvero significa creare uno spazio interno in cui la realtà oggettiva può essere vista e ascoltata.
Significa avere il coraggio di riconoscere che, a volte, ciò che sentiamo non coincide con ciò che è vero.
La nostra libertà comincia proprio lì: quando possiamo dire “ho sbagliato” o “ho paura di vedere qualcosa di nuovo per me”.
Ammettere un errore non ci umilia: ci libera.
È la porta d’accesso alla crescita e alla trasformazione.
La rigidità difensiva protegge solo l’illusione di non sentirsi mai inadeguati o vergognati.
Ma questa illusione ha un prezzo: la ripetizione sterile e la prigionia del pensiero.
La vera forza nasce dal riconoscere che la nostra comprensione, a volte, è solo un’ipotesi. Un evitamento di osare, di curiosare, di fermarsi a riflettere su se stessi. Conoscersi non è una perdita di tempo!
Il pensiero vivo e fecondo inizia proprio lì, dove possiamo vedere l’accaduto con gli occhi nuovi al di là del nostro teatro interiore.
Il pensiero vivo nasce dal coraggio di comprendere il fastidio o altre nostre emozioni e generare pensieri creativi che aiutano a vivere le esperienze nuove che ci fanno crescere e aumentare la compassione per le nostre parti sensibili.
Una riflessione per chi vuole mettersi in gioco: In quale parte della tua vita potresti iniziare a vedere la realtà, anche se questo significa riconoscere una tua paura o un tuo errore.
Scrivilo nei commenti se ti va di condividerlo. Grazie.
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